Campo Cialdi


Il suo trascorso si lega alla fondazione del castello di Corneto, sorto poco più a sud, su uno sperone roccioso a controllo di tutta la costa. Già prima dell’XI sec., la prosperità raggiunta grazie allo sviluppo del porto commerciale, luogo di arrivo e di smercio di mercanzie da e per tutto il Mediterraneo, determina una repentina espansione al di fuori dell’originario perimetro e Corneto si configura come un castellum circondato da un vicum, dove rientrava la zona in questione.

La crescita dell’abitato avrà come diretta conseguenza la realizzazione di possenti mura di fortificazione che sembrano arrestarsi proprio all’altezza di Campo Cialdi, dove ripide pareti rocciose, ulteriormente strapiombate da attività estrattiva si ponevano come efficaci barriere naturali.

Un’alta torre difensiva, in grado di monitorare il territorio verso la valle del Marta, sovrasta la zona: la tecnica edilizia ne rimanda la costruzione all'XI sec. mentre una seconda torre mozza si trova lungo l’attuale via della Ripa. La presenza di queste strutture si associa, in genere, a dimore signorili: come testimonia il bel palazzo che rimane all’incrocio tra via della Ripa e via del Travaglio. I lacerti di pitture parietali che si conservano in taluni ambienti sono la testimonianza tangibile dell’elevato rango sociale dei proprietari. Forse antecedente alla fondazione medievale, è il percorso che divide Campo Cialdi dal resto della città - l’attuale via della Ripa -, che uscendo dalla Porta murata di Castello si ricongiungeva con l'antica via Aurelia.

Ai lati della via si ergevano numerosi edifici sacri, tra cui la chiesa di S. Niccolò, tra le più vetuste di Corneto: adorna di antichi sarcofagi, il pavimento a mosaico con motivi floreali e il chiostro interno colonnato. Passata nel’300 tra le proprietà dei monaci cistercensi, divenne sede episcopale sotto Innocenzo III, il pontefice noto per aver fondato l’Ospedale del Santo Spirito in Roma, che vi affianco il suo sontuoso palazzo. Abbandonata dai frati, fu predestinata dal cardinale Giovanni Vitelleschi a sede di rettorato. Nel XVI sec., vari documenti attestano la sua trasformazione in mensa episcopale. Nel’700, tra i ruderi dell’edificio sotto l’altare maggiore si rinvennero tre cassette, una contenente le reliquie di Santo Stefano e le altre con i resti di sei corpi, identificati da un’iscrizione con i Santi Martiri. Sul ciglio settentrionale della collina, si trovano S. Giacomo, prima monastero delle monache del terzo Ordine di S. Francesco, poi dei Frati Minori, e S. Salvatore, residenza dei frati di S. Antonio del Tau, chiesa dietro alla quale chi abitava nelle immediate vicinanze poteva macellare gli animali e gettare immondizie, in un punto segnalato da un palo infisso nel terreno. Tra S. Giacomo e S. Niccolò, si trovava la chiesa parrocchiale di S. Angelo Barbainpinza, che dava il nome ad una contrada del terziere del Poggio, soppressa a seguito di diverse profanazioni. A Campo Cialdi si accedeva dalla Porta del Fiore o Porta Falsa (XIII sec.): uno sbarramento interno e uno esterno proteggevano l’accesso, altresì controllato da due garitte. Vicina, era S. Giovanni Crisostomo o Boccadoro, dove, nel 1609, fu rinvenuto il braccio di S. Secondiano. Nella stessa orbita rientrava anche la piccola chiesa di Santa Maria della Porta di Corneto o Porta del Fiore appunto. 

La strada dalla quale si raggiungeva la Porta del Fiore era un percorso cavo, coperto e piuttosto impervio, sulle cui pareti si aprivano nicchie e vani destinati a svariati utilizzi: in tempo di guerra permetteva di arrivare velocemente alla fontana situata ai piedi della collina per attingere l’acqua. La prima notizia sulla fontana, localmente nota con il nome di Fontana Nuova, risale al 1379. Lo Statuto degli Ortolani ricorda che ad usufruirne, secondo una divisione per giorni e orari stabiliti, erano soprattutto le Arti degli Ortolani e dei Calzolari, che pertanto avevano l’obbligo di provvedere alla sua manutenzione. L’utilizzo di questa fonte non è semplicemente vincolato alle necessità di approvvigionamento idrico da parte degli abitanti di questo versante del centro urbano e dei viaggiatori, ma si lega anche alla vita religiosa di Corneto. Presso la fontana si concludeva la “giostra del toro”: ad una colonna veniva legato l’animale dato in premio al vincitore della gara in onore di S. Secondiano, protettore della città, la cui reliquia era custodita, appunto, nella chiesa di S. Niccolò e portata in processione l’ultima domenica di Pentecoste. La fonte era collocata nel punto di passaggio di strade in uscita e in entrata del centro urbano, tra le quali l’antico percorso denominato “strada dell’Ortaccio”, anch'essa distaccandosi dalla via Aurelia - nel Medioevo principale via di pellegrinaggio, con il nome di “strata Francesca”. 

Le croci incise sul fianco della collina indicano chiaramente che da qui iniziava il viaggio dei pellegrini all’interno delle mura di Corneto. Risalita la via coperta e superata la Porta del Fiore, le numerose chiese ricadenti nell’area di Campo Cialdi, oltre a custodire reliquie, offrivano ospitalità ai viandanti, permettendo ai fedeli di affrontare agevolmente il loro percorso devozionale verso Roma. Nell'immaginario popolare, l’insieme di edifici addensato lungo le rupi settentrionali sarebbe da identificarsi con il “castello di Matilde”: punto cardine è ritenuta la piccola chiesa di S. Salvatore, affidata all’ordine di S. Antonio del Tau, sopraggiunto a Corneto per volere di Matilde di Canossa. A partire dal XIII sec., un’ulteriore espansione urbana determina la nascita del terziere del Castrum Novum: effetto immediato è la costruzione di una nuova cinta muraria capace di racchiudere l’intera città e la scelta di una nuova sede comunale. Nei secoli successivi il graduale spostamento verso il nuovo quartiere comporta un lento abbandono del nucleo medievale, accelerato nel 1435 dalla decisione di papa Eugenio IV di elevare a cattedrale la chiesa di SS. Maria e Margherita, a scapito di Santa Maria in Castello, situata all'interno del perimetro dell'originario castrum.

Oltre a ciò, il calo demografico seguito al flagello di due pestilenze, tra la fine del XV e gli inizi del XVI sec., determina in ambito commerciale una fase di declino dell’attività mercantile - aggravata dalla crescita del porto di Civitavecchia –, crisi che sul piano urbanistico si traduce in un inaspettato decadimento. Nonostante vari tentativi di ripopolamento, tra il XVII e il XVIII sec. si assiste ad un totale abbandono della zona compresa tra il Castello e Campo Cialdi. Per volere del vescovo, monsignor Gaspare Cecchinelli, molti degli edifici ormai fatiscenti e pericolosi vengono distrutti anche per poter recuperare materiale da vendere destinato alle nuove costruzioni del Castro Nuovo. Porta del Fiore viene murata tra il 1617 e il 1620 da mastro Stefano Bascholano muratore; vengono demolite le chiese di S. Giovanni Crisostomo e di S. Niccolò, ancor prima il palazzo annesso a quest’ultima, precedentemente locati ai produttori di salnitro che avevano ridotto le due strutture in uno stato miserevole; le pietre di S. Angelo vengono cedute  per la costruzione dell’Ospedale di S. Croce, l’altare di marmo trasportato nella chiesa di S. Leonardo e il fonte battesimale in quella di S. Giovanni Gerosolimitano. Agli inizi del XIX sec. la zona, come ben rappresentata nel Catasto Gregoriano, è ormai totalmente rasa al suolo, libera da costruzioni e divisa in diverse “parcelle” in parte coltivabili e in parte ortive. 

Le ultime vicende documentate si legano al passaggio, sul finire dell'800, ai Cialdi, famiglia che deve la sua ascesa sociale ai vincoli con i conti Bruschi Falgari e che ancora oggi ne detiene in parte la proprietà. 

 

Alessandra Sileoni