IL PALIO DEL SARACINO


IL PUNTEGGIO


Ogni Contrada schiera 4 cavalieri in gara ed ognuno di loro effettua un passaggio singolo all'interno del campo gara lungo circa 150 metri. Il cavaliere deve cercare di infilare con la lancia 6 anelli e la stella sorretta dal moro.
La somma dei punteggi ottenuti dai cavalieri determina il punteggio finale della Contrada, aggiudicando quindi la vittoria del Palio a chi ha ottenuto il più alto.
Il punteggio massimo chè può fare ogni singolo cavaliere è di 58 punti

 


Gli Anelli


Gli anelli posizionati sul campo di gara sono di 3 colori e dimensioni differenti.

 

2 Anelli Bianchi , i più grandi, che hanno un valore di 4 punti.
2 Anelli Rossi, gli intermedi, che hanno un valore di 8 punti.
2 Anelli Verdi,  i più piccoli. che hanno un valore di 12 punti.

La Stella


La stella, sorretta dal Saracino, può essere infilata esternamente o centralmente.

Se infilata negli anelli esterni ha un valore di 5 punti, mentre se infilata nell'anello centrale ha un valore di 10 punti.

Il Tempo di Gara


un cavaliere per ogni Contrada effettua un passaggio singolo
pre-gara.

 

Scartando il tempo migliore ed il peggiore si calcolerà la media tempo entro cui ogni cavaliere dovrà ultimare la sua gara, pena la squalifica e l'annullamento del punteggio ottenuto.


CENNI STORICI DEL PALIO

A Corneto, tra il ‘600 ed il ‘700, era viva la tradizione delle giostre, ed in particolare quella del “Saracino”, così definita perché il fantoccio aveva le sembianze di un feroce Saraceno.

In primavera, solitamente la seconda domenica dopo la Pasqua, in occasione della fiera del bestiame e della festività della SS.MA Vergine di Valverde, le competizioni equestri erano al centro dell’attenzione della popolazione.

Al 6 maggio 1680 risalgono gli otto capitoli del regolamento della giostra svolta per la festività della Madonna di Valverde. Tutti i cavalieri si dovevano radunare nalla Piazza del Magistrato, luogo destinato alla competizione, accompagnati dai loro padrini e con tutti “li arnesi ben aggiustati”, che dovevano essere esaminati dai giudici Marchese Serlupi e Mario Martellacci.

Lo squillo di una tromba dava inizio alla gara. Il cavaliere di gran carriera si dirigeva verso il saracino per colpirlo con la lancia o con il groppello in una delle zone del volto del fantoccio, a cui corrispondevano punteggi diversi.

Per non essere eliminato doveva stare attento a non perdere durante la carriera nemmeno uno degli oggetti che componevano la sua bardatura: briglia, staffa....

Al 1756 risale un altro regolamento, redatto da Alessandro Forcella e composto da quindici capitoli che ogni cavaliere doveva scrupolosamente rispettare durante la gara.

La prima regola prevedeva che alla corsa del Saracino, già svolta in epoche passate, potessero partecipare “persone civili e titolate”, con il grado di Capitano, Tenente o Alfiere della Milizia.

La qualità del cavallo, degli arnesi e dell’abbigliamento erano i presupposti per essere ammessi alla gara.

Prima di iniziare la gara, i cavalieri si presentavano al cospetto dei giudici e della Magistratura cittadina per far esaminare il loro abbigliamento, le bardature dei cavalli e le dimensioni degli arnesi: lancie e groppelli.

Un giro di prova selezionava ulteriormente i partecipanti: coloro che non raggiungevano una adeguata velocità nella carriera o che non cavalcano correttamente, venivano purtroppo eliminati.

L’abilità era alla base dello svolgimento della giostra, che doveva essere soprattutto uno spettacolo che divertiva ed appassionava il pubblico.

Due trombe davano inizio alla carriera di ogni cavaliere, che cercava di accumulare più punti possibili nei tre passaggi consentiti e di riuscire così a vincere il premio messo in palio.

Il volto del Saracino, come nel regolamento del secolo precedente, era diviso in più parti, ad ognuna delle quali corrispondeva un diverso punteggio.

Terminato il terzo passaggio, tutti i cavalieri si radunavano davanti alla giuria per la premiazione, dopodiché, nella loro maestosità sfilavano per le vie della città in una “grande cavalcata”, accompagnando il vincitore alla sua abitazione e festeggiare così il suo valore.

La fama della cavalleria cornetana, e l’abilità di coloro che praticavano queste divertenti attività, raggiunse anche le città limitrofe.


Nel 1746, quando Papa Benedetto XIV si diresse da Corneto a Civitavecchia, i cavalieri di Corneto lo accompagnarono ed in suo onore corsero la “giostra del Saracino” proprio a Civitavecchia, ma disgraziatamente il giovane cornetano Fulgenzio cadde di sella e battendo una tempia morì.

E’ del 1786 la seconda edizione del regolamento della Corsa del Saracino, redatto a Ronciglione dal Cap. Costanzo Geraldini e dedicato a “LI SIGNORI CAVALIERI CORRITORI” affinché potessero leggerlo ed imparare le regole, evitando così spiacevoli litigi.