Contrada San Pancrazio


 

 

 

Terziere del Poggio

 

 

 

Colori: Blu e Avio

 

 

 

Capitano: Ortenzi Massimiliano


Contrada della Chiesa di San Pancrazio a Tarquinia - Palio del Saracino
CONTRADA SAN PANCRAZIO TARQUINIA

S. PANCRAZIO. Di antica e bella costruzione appare ancora questa chiesa, una delle più antiche della città di Corneto: da qui i vassalli e i tributari del Comune partivano processionalmente a portare il tributo e, passando per la piazza, andavano al pubblico palazzo per consegnarlo ai Magistrati. La Comunità offriva a questa chiesa un cero di tre libbre, come si rileva da un documento del 1488.  In  questa  chiesa  esisteva la Corporazione dei Mercanti che si radunava ogni anno nel giorno di S. Luca: inoltre tutti i fratelli intervenivano alla processione del Salvatore che si teneva la vigilia dell’Assunta. Nel 1764, il 4 di aprile, con l’autorizzazione del vescovo Giustiniani, fu eretta in S. Pancrazio la Confraternita delle Cinque Piaghe, aggregata poi il 25 di maggio alla Confraternita di S. Lorenzo e Damaso di Roma. Una volta tale Confraternita, nel giorno del giovedì santo, andava di sera alla visita dei Sepolcri. La chiesa di S. Pancrazio conserva ancora, in parte, le linee della primitiva costruzione. Probabilmente per un cedimento, la parte anteriore crollò: ne danno testimonianza i due speroni laterali, le due colonne di sostegno al centro della chiesa e il campanile per la cui costruzione fu necessario abbattere e modificare il superbo portico, del quale restano alcuni vestigi sulla facciata. La parte del presbiterio invece è rimasta intatta e rivela la severità e l’arditezza delle linee architettoniche. I quattro basamenti di colonnati preesistenti al termine del primo piano della chiesa, rivelano forse la presenza di una costruzione di un tempio pagano. La chiesa di S. Pancrazio è stata officiata fino all’inizio della prima guerra mondiale: ora dipende dall’Amministrazione della Curia Vescovile che ne ha permesso l’uso come Auditorium. Da un documento del 1479 si legge che donna Lavinia lascia per testamento alla fabbrica di S. Pancrazio venti scudi e al prete una botte di vino per le messe.